La Grande Madre. Contenere

Personale dell'artista Cristina Cianci, in esposizione dal 25 novembre 2016


Un lavoro molto particolare, che sottolinea l’importanza che ricopre per l’artista partenopea il concetto di Materia da Mater, Materno, e che si basa essenzialmente sul binomio corpo-vaso.  

La donna è il vaso in cui si forma la vita e, alla stregua dell’utero, anche il recipiente all’interno resta oscuro e sconosciuto divenendo così l’emblema della realtà dell’individuo, in cui viene sperimentato tutto il mondo istintuale dell’inconscio.

Al binomio vaso-corpo, visto come contenitore dipendente dalla Dea Madre, viene qui riconosciuto un aspetto positivo legato al contenimento, alla nutrizione e alla protezione e uno negativo, connesso invece alla paura del rifiuto e della fine.

Tante maschere e pochi volti

Fin dall' antichità gli uomini costruivano manufatti da indossare per coprire il proprio volto, per celare la propria identità, per non farsi riconoscere, per assumere una nuova personalità che spesso si rivelava ben più forte di quella di colui che la indossava. Realizzate in cartapesta, in argilla, bronzo, ferro, creta o addirittura in Das, le maschere dunque accompagnano quasi da sempre l'uomo nel suo percorso di vita. Inizialmente utilizzate come invocazioni religiose, accompagnate a danze e riti specifici che conferivano a chi le indossava e a chi le creava uno speciale status sociale, sono poi state utilizzate per uso funerario, celebrativo, giocoso, fino a giungere sui palcoscenici di teatro in cui le maschere assumevano la doppia funzione di caratterizzare il personaggio e fungere da cassa armonica per amplificare la voce e farla giungere più udibile.

Artisti in mostra Gennaro Patrone, Antonella Pagnotta, Massimiliano Vacca